La storia del sapone Valobra racconta di quando i maestri saponieri si stabilirono in Riviera, tra Portofino e Marsiglia, dove alla fine dell' 800 venivano prodotti i migliori saponi al mondo, grazie all'abbondanza e alla qualità delle materie prime naturali. Era il 1903 quando Virgilio Valobra decideva di perseguire un obbiettivo davvero ambizioso, ispirato all’antica tradizione della costa ligure nella produzione di saponi di qualità. Virgilio già allora produceva il sapone con l'artigianale metodo in caldaia "a cielo aperto", nel rispetto della tradizione della saponificazione marsigliese: dopo la cottura, il sapone grezzo viene messo a stagionare per sei mesi, acquistando così delicatezza sulla pelle, tecnica usata anche oggi.

Scopre un piccolo stabilimento in vendita, a Genova, nella zona della Foce. La ditta ha una buona reputazione, fa un prodotto di qualità rifacendosi alla tradizione dei maestri saponieri: lui decide di rilevarla. Decide anche di rispettare e sviluppare i sistemi in vigore, ovvero continuare a produrre il sapone per l’igiene del viso e del corpo con ingredienti rigorosamente naturali. Poco tempo dopo, nel 1910, l’opificio si trasferisce a San Quirico di fronte alla Madonna della Guardia. Intanto, dopo la Prima guerra mondiale, in rapida successione, entrano in ditta tre dei quattro figli: Augusto, Roberto e Achille. Prima del secondo conflitto mondiale, Augusto e Achille si ritirano e la guida rimane a Roberto, padre di Guglielmo. A sedici anni Guglielmo comincia a frequentare lo stabilimento per imparare i segreti del mestiere a partire dalla “cotta”. È il procedimento cosiddetto “alla marsigliese”. Nella caldaia di saponificazione si miscelano grassi, oli e liscivia di soda: l’ebollizione innesca la reazione che produce il sapone. A fine cottura questo si separa dalle acque di sottoliscivia e rimane nella parte superiore della caldaia, garantendo così la completa purezza del prodotto. Guglielmo perfeziona le sue competenze con uno stage presso una primaria saponeria inglese. In seguito, sarà un’esperienza decisiva per diffondere il marchio ed espandersi anche all’estero con un prodotto di nicchia come il sapone da toeletta, nonostante la globalizzazione e lo strapotere delle multinazionali.

Il confezionamento si è arricchito nel corso degli anni. Infatti all'inizio dell'attività del saponificio Valobra le saponette erano stampate in barre da due o tre pezzi senza obbligo di involucri, riposte in casse di legno che venivano spedite ai negozianti. Poi invece negli anni a seguire si iniziò a fasciare le saponette con un primo involucro per proteggerle dagli agenti atmosferici. Intorno agli anni venti del secolo scorso il saponificio Valobra fu il primo ad abbigliare le saponette con un astuccio che racchiudeva la saponetta fasciata in carta velina sigillata da una fascetta di chiusura. Con il passare degli anni, Valobra comincia a diversificare i suoi prodotti, inserendo di volta in volta altri ingredienti naturali come essenze, oli e vitamine. Nascono così saponi come Reseda, indicata per la stagione invernale, Lattuga, studiato per eseguire il demaquillage, Primula, consigliato per le pelli sensibili.

Valobra rimane nelle mani di Gugliemo fino al 2018, anno in cui Ludovico Martelli srl, azienda familiare fiorentina che ha costruito le proprie fortune sul noto marchio di prodotti per la barba Proraso, acquisisce lo storico brand genovese. “Siamo sinceramente onorati di raccogliere il testimone di quello che consideriamo un’eccellenza italiana”, spiegò Stefania Martelli, responsabile marketing dell’azienda di famiglia, nel comunicato ufficiale della transazione. Martelli ha voluto valorizzare un patrimonio che non poteva essere disperso. Le due aziende condividono pienamente gli stessi valori: storicità, massima qualità dei prodotti, il rapporto di fiducia con il cliente

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